Tavernes – Journado de l’Oli * Journée des oliviers et de l’huile

A Tavernes les oliviers sont de partout.

Chaque jardin, chaque restanques, en possède sur de plus ou moins grandes parcelles. On y produit ainsi en quantité le précieux nectar doré. Chaque année, au mois de mars on célèbre l’huile nouvelle. Visite guidée du Moulin, dégustation d’huile d’olive primeur, produits du terroir, animations folkloriques, démonstration de taille d’oliviers et bien sûr aïoli monstre sont à l’ordre du jour.

Chaque premier dimanche de septembre à Tavernes il y a la Journado de l’Oli * Journée des oliviers et de l’huile
Rendez-vous: 3 septembre 2017 pour les amateurs d’aïoli et d’huile d’olive.

***Programme

  • visite guidée du Moulin
  • dégustation d’huile d’olive primeur
  • animations folkloriques
  • démonstration de taille d’oliviers et bien sûr aïoli monstre sont à l’ordre du jour.
  • foire artisanale
  • exposition de matériel pour la récolte des olives
  • saveurs des produits locaux et régionaux

Nous vous attendons….


# Photo Cueillette des olives 2016 à la Maison des Artistes avec Angie, notre “labrit”…chienne berger…

Intervista a Bhavana OM

Chi ci segue sa che a La Maison des Artistes può trovare/ammirare anche le opere firmate dall’artista Bhavana OM. Qui di seguito condividiamo con piacere un’intervista a Bhavana OM, un modo per conoscerlo di più… e per conoscere la sua Arte, che si ispira anche alla Provenza!
Buona Lettura!


Dall’ecologia alle filosofie orientali.

Quando l’arte crea ponti, non muri

 

Intervista a Bhavana OM

di Cinzia Blanket

Bhavana OM è un artista dell’anima e che sa parlare all’anima. Creare è sinonimo di libertà per lui, ed è quindi difficile « catalogare » le sue opere sebbene si inquadrino nel territorio dell’astrattismo e della ricerca contemporanea. Rimane comunque limitante rinchiudere la sua arte in uno schema concettuale ben preciso, poiché Bhavana OM è sospeso tra occidente e oriente. Mescola astrattismo con riferimenti alla street art, usando i colori come fossero materia prima da plasmare. È un gioco di ombre e luce, caldo e freddo. In tutto questo rimane centrale la filosofia del reuse & recycle, poiché spesso le basi su cui costruisce le sue opere sono riciclate: una vecchia e logora sedia la trasforma in un omaggio a Van Gogh; un pezzo di legno abbandonato diventa l’oggetto per un’opera di Land Art… Nella sua arte il richiamo all’ecologia è forte. Così come è forte l’influsso della musica, della danza e della poesia nella sua arte multidimensionale. Un’arte non solo materica, ma anche energetica.

Per saperne di più e per intervistarlo lo abbiamo incontrato in Provenza, terra dove spesso vive e da cui trae molte ispirazioni.

 

Cosa ricerchi attraverso l’arte?

In tutta la mia vita/esperienza artistica ho cercato di trovare la sorgente dell’energia esistenziale per trasmetterla agli altri. Produzione e diffusione dell’energia olistica nell’azione creativa artistica: è questa in sintesi la mia ricerca. La mia indagine poetico-pittorica è alimentata dall’amore che provo per la musica, che definisco, vibrazionale. Ogni qual volta mi preparo per dipingere, la musica si diffonde nello spazio dove mi trovo. E la magia musicale accende la mia essenza, come le stelle illuminano il cielo in quelle sere di mezza estate ed entro in una dimensione che oso definire pseudo-trance.

Le mie mani afferrano colori, pennelli, spazzole, spatole, ecc. e iniziano questa danza che porta allo stato, puro e profondo, di creatività catartica. Tutto si trasforma in gesti plastici, a volte lenti e altre volte frenetici e sincopati, creando un flusso e riflusso energetico tra me e l’oggetto pittorico.

Si può parlare di uno scambio di energia?

Sì, è un vero scambio d’energia, che mi permette di sentirmi parte integrante del dipinto. E tutto questo è avvolto da un sottile ma intenso senso d’ironia che si palesa sul mio viso con un sorriso grande e buffonesco.

La tua creatività deriva anche dal piacere e dalla gioia di dipingere?

La gioia che provo quando dipingo è la stessa che provavo da bimbo quando a scuola la maestra mi lasciava dipingere con le mani sul foglio da disegno. Quando la musica finisce, io mi ritrovo con stupore davanti a una moltitudine di colori che rivelano quello che sono io oggi, in questo determinato momento. Sono mosso solo dal desiderio di danzare la vita attraverso i colori.

Bhavana OM, già dal nome troviamo tanti riferimenti alle filosofie orientali…

Non sento separazione tra occidente e oriente, perché ho trovato un punto di contatto tra queste dimensioni spaziali-concettuali. Quello che cerco con la pittura è la più pura energia. È quell’energia che sento praticando yoga, meditazione, ed è l’energia che ritrovo nella danza, nella poesia, nella musica. È un’energia che esprime molteplici manifestazioni.

È l’energia pranica che mi spinge a vivere con profonda consapevolezza ogni momento della mia giornata, a partire dal risveglio, dove il mio respiro è il soffio vitale. Attraverso la meditazione – pratica di consapevolezza dell’amore e dell’armonia – mi interconnetto con il resto del mondo. Le vibrazioni che la meditazione genera mi sostengono e mi collegano al flusso vitale, lo stesso flusso energetico che diventa l’espressione di poesia pittorica.

Imprescindibile comunque il rapporto con la musica…

La mia pittura nasce e si sviluppa come musica dei colori. La mia tavolozza è lo stereo che diffonde l’energia che pervade tutto il mio essere artista. L’equazione perfetta è quella tra musica e pittura, un’equazione che mi sostiene alimentando la mia voglia di conoscenza e di sperimentazione in ogni esperienza esistenziale. Ogni qual volta utilizzo il pennello, il rullo o la spatola e altri diversi oggetti, questi si trasformano in propaggine delle mie mani, mentre il mio corpo danza all’interno del dipinto senza limiti e confini. Io posso far parte del dipinto come parte del tutto, osservandolo a 360° così da poter immaginare lo sguardo del visitatore esterno che un giorno vorrà osservare, capire, vivere questa esperienza visiva con grande e completa libertà.

Cosa vuoi trasmettere a chi osserva le tue opere?

Non anelo alla complessità concettuale, né voglio condurre le persone verso un ipotetico enigma astratto e mentale. Cerco piuttosto con profonda umiltà e altruismo di coinvolgere le persone attraverso la dimensione immaginale-emozionale. In altri termini, accompagno il visitatore dei miei dipinti nel mondo di Bhavana OM. Quindi a chi capita di soffermarsi davanti a questa poesia di colori consiglio di non preoccuparsi del significato, ma di danzare con me.

Sito Ufficiale di Bhavana OM: https://bhavanaomart.wordpress.com/

Tavernes borgo tra ulivi e vitigni

Tavernes – Pays d’Art et d’Histoire è un paesino della comunità della Provence d’Argens en Verdon, circondato da vitigni e oliveti che testimoniamo la vocazione agricola dei suoi abitanti. In particolare, è per la produzione di un ottimo olio d’oliva che il borgo è famoso non solo nel Var. Grazie infatti al lavoro accurato della cooperativa olivicola locale, l’olio qui prodotto ha ottenuto numerosi riconoscimenti sin dal 1976, giungendo alle tante Medaglie conquistate ai vari Concorsi agricoli di Parigi. Premi fondati sia sulla qualità delle olive, sia sul sistema produttivo della Cooperativa, dal 2009 certificata Bio. Il mulino a olio di Tavernes si può visitare tutto l’anno, facendo richiesta all’ufficio del turismo di Brignoles; oppure si può partecipare, la prima domenica di settembre, alla “giornata dell’olio” (in provenzale journado de l’oli) scoprendo i segreti di questo prodotto tanto popolare in tutta la Provenza, così come in tutto il bacino del Mediterraneo. Tavernes merita una visita per immergersi nella tranquillità di un borgo sospeso nel tempo, dove tutto è calmo, in simbiosi col paesaggio circostante.

In particolare, segnaliamo la bella passeggiata che conduce alla piccola Cappella di Notre Dame de Bellevue. Il percorso, di circa 7 km, può partire sia dal mulino a olio, oppure dal parcheggio in prossimità del quartiere les Ferrages, vicino al Centro Polivalente. Il viandante entre in una natura tipicamente provenzale: cipressi, pini d’Aleppo, timo. Man mano che si sale s’incrociano querce, tigli, castagni, rosmarino selvatico e santoreggia.
Si scorgono lungo il cammino anche alcune croci di ferro, testimonianze delle stazioni che ripercorrono il tragitto doloroso di Cristo verso la crocifissione sul Golgota. In passato ve ne erano 14, ma la maggior parte sono state danneggiate per effetto dello scorrere del tempo e delle intemperie.

Circondata da ulivi e arroccata su un promontorio roccioso, a circa 605 metri d’altezza, Notre-Dame de Bellevue et de Consolation (questo il nome completo) risale alla metà del XVII secolo: fu antico eremo e poi cappella legata all’ordine religioso dei Domenicani. Il suo nome “Bellevue” può avere un duplice significato: potrebbe indicare, da un lato, lo splendido panorama che si ammira dal promontorio su cui sorge; dall’altro, potrebbe rivelare le guarigioni, avvenute dopo preghiere e invocazioni, di numerose persone affette da problemi di vista. Questi “casi miracolosi” sono ricordati in un documento dell’800 proveniente dagli archivi dei Padri Domenicani di Saint-Maximin, in cui sono menzionati nel dettaglio le persone che hanno riacquistato la salute dopo aver compiuto il Pellegrinaggio a Notre Dame de Bellevue. Tra questi casi troviamo quelli di Jeanne Isnard ed di Jeanne Ailhaud: entrambe hanno recuperato la vista. Troviamo anche altri casi di guarigioni, come quello di Anne Guérine di Varages, i cui forti dolori alle gambe scomparvero dopo la visita a questa santa cappella. Le varie testimonianze rivelano i sentimenti di profonda devozione verso Notre Dame de Bellevue, la cui ubicazione era conosciuta sin da tempi remoti come zona di eremitaggio, grazie all’isolamento e alla quiete che regala ancora oggi l’ambiente circostante.
All’interno della Cappella si erge un altare molto suggestive nella sua semplicità, costruito nella roccia. AI piedi di questo grande masso si scorgono ex-voto, la maggior parte vecchi, risalenti ai primi decenni del XX secolo. Ai lati dell’altare vi sono due piccole nicchie: in quella posta a destra è custodita la statua della Madonna che vince il male simbolizzato da un serpente; nella nicchia di sinistra si trova un’effige incorniciata raffigurante la Santa Vergine Maria. La santità di questo sito si riverbera anche in una leggenda locale, secondo cui Gesù e Maria (presumibilmente la Maddalena) sarebbero passati proprio in questo luogo: la coppia avrebbe lasciato le proprie impronte su un masso situato ai piedi della cappella, nei pressi dello sperone roccioso da cui si ammira dall’alto Tavernes, la vallata e il massiccio dei Bessillon.

Testo ©S.C.T.

Le Basse Gole del Verdon

Lontano dal traffico, lontano dalle grandi metropoli… c’è un luogo tra il dipartimento del Var e quello delle Alpi dell’Alta Provenza dove, per fortuna, non è ancora arrivato il turismo di massa; dove ci si ritrova catapultati nella natura selvaggia, in quella wilderness che Thoreau avrebbe certamente amato.

Siamo nella zona delle Basse Gole del Verdon. Qui la terra è stata modellata nel corso dei millenni. Le acque hanno scavato e plasmato le rocce calcaree dando vita a un canyon i cui paesaggi più sorprendenti li ammiriamo nell’Alto Verdon. Ma anche le Basse Gole, tra Quinson e il Lac d’Esparron, nascondono scorci mozzafiato.

Si possono sperimentare diverse camminate che seguono il corso del fiume Verdon, tra una vegetazione che, a tratti, nasconde antiche vie percorse sin dal Paleolitico e Neolitico. A tratti si attraversano boschi, in altri si è proprio in riva al Verdon, protetti da corrimano ben saldi. Più si avanza più si trovano scalette in ferro che permettono di andare avanti, e ancora avanti, si cammina sopra alcune passerelle sopraelevate allo scorrere delle acque.

Tra un passo e l’altro si sentono le voci della natura: delle canards che scivolano gioiose sull’acqua; dell’aquila reale che vola ad alta quota lontana dai pericoli terreni; dei rami che danzano al tocco del vento.

Dalla parte opposta al percorso, sopra al Verdon, si ammirano pareti rocciose dai diversi colori che solo un esperto geologo può leggere come fossero un libro a cielo aperto, in cui è racchiusa la genesi di questo territorio. Tra una fascia rocciosa e l’altra si intravedono fessure e grotte, rifugi dell’avifauna locale.

Man mano che si procede, si vedono le tracce del vecchio canale del Verdon, la cui costruzione risale alla fine del XIX secolo, poi chiuso e sostituito dal più grande canal de Provence. Si vedono sulla sinistra (nel senso dell’andata) anche passaggi nella roccia, molto ampi, ma da qualche anno chiusi per due motivi principali: 1- evitare possibili incidenti ai turisti/camminatori; 2- mantenere queste caverne habitat ideale per le numerose specie di chauves-souris (pipistrelli) presenti nel Parco naturale regionale del Verdon.

La camminata non presenta particolari difficoltà, ma comunque è bene fare attenzione in alcuni punti, soprattutto nei tratti più umidi e scivolosi e quando il sentiero si fa stretto e si trasforma nella parte superiore di un vecchio muro parallelo al vecchio canale. È bene non distrarsi e stare vigili in particolare coi bambini. Meglio indossare scarpe da trekking o da montagna e premunirsi di una torcia.

Una camminata di circa tre ore (andata/ritorno e in funzione del tragitto che si sceglie) divertente, rigenerante e a contatto di una natura straordinaria!

Testo © S.C.T.

La Provenza Verde

C’è una zona all’interno della Provenza dove la natura trionfa. I grandi agglomerati urbani, il traffico, lo smog, lo stress… non esistono. Domina piuttosto una straordinaria vegetazione, con foreste, distese di vigneti e di uliveti. E tra un paesaggio e l’altro s’incontrano piccoli borghi.

Siamo nella cosiddetta Provenza Verde, una regione a sé entro i confini della stessa Provenza. Quest’area è molto frequentata da belgi, olandesi e tedeschi, mentre gli italiani sembrano ancora preferire la più modaiola Costa Azzurra o le rinomate mete del Vaucluse, come Roussillon e Gordes.

In effetti, la Provenza Verde non è per tutti…In questo spazio geografico-culturale in cui domina, naturalmente, il verde, sorgono piccoli borghi, in tutto 43. Troviamo villaggi dove vi sono ancora vestigia di fortezze medievali, rinascimentali o templari; altri sono indissolubilmente legati all’elemento acqua, altri ancora avvolti da leggende e da una forte spiritualità.

La storia antica parla tramite vestigia gallo-romaniche. La famosa Via Aureliana – l’odierna N7 – attraversa(va) anche la Provenza Verde. Qui non si installarono soltanto guarnigioni romane, ma pure i cavalieri Templari e, si narra, anche Maria Maddalena, la cui storia o leggenda parte da Les Saintes Marie de la Mer, passa per Saint Maximin la Sainte Baume e arriva sino al Plan d’Aups e al massiccio della Sainte Baume (storie e itinerari che racconto nella mia Guida dedicata alla Provenza).

La Provenza Verde è per chi ama:

scoprire piccole cittadine circondate da ulivi e vigneti;

la semplicità;

viaggiare senza fretta;

camminare o andare in bicicletta nella natura;

ambienti tranquilli, lontani dalla frenesia e dalla mondanità.

Tra i luoghi più suggestivi vi è certamente Plan d’Aups, o meglio, la Foresteria Hostellerie de la Sainte-Baume, sito intriso di una forte spiritualità, gestito da suore e frati Domenicani. Qui i fedeli possono ritirarsi per pregare e seguire le diverse liturgie quotidiane. È un luogo molto suggestivo, una sorta di rifugio religioso, dove regnano pace e quiete. L’Hostellerie si trova tra l’altro ai piedi del massiccio de la Sainte-Baume, da cui prende il nome, una catena montuosa non molto alta, ma splendida, per vegetazione e per storia. Dall’Hostellerie partono due camminamenti che conducono alla famosa grotta di Santa Maria Maddalena. Fu infatti qui, presso la Sainte-Baume, che la Maddalena si rifugiò a pregare per trent’anni.

In Provenza il culto della Maddalena è molto forte e in questa regione si sentono tante storie che ruotano attorno a questa figura misteriosa… Per ora, basti dire che la grotta di Santa Maria Maddalena presso la Sainte-Baume è meta di pellegrinaggio per tantissime persone. In passato, vi giunsero tra gli altri Caterina de’ Medici, Luigi XIV, Santa Caterina da Siena e Charles de Foucauld.

La Provenza Verde è questo e altro ancora…

Molto famoso, soprattutto tra gli inglesi, è Cotignac, villaggio costruito ai piedi di una falesia di tufo, particolarmente suggestivo da vederlo in lontananza, dove sono state rinvenute abitazioni troglodite.

Da vedere in occasione di feste e mercati Carcès, dove si erge un castello medievale. Questo vecchio villaggio è noto in particolare per le facciate di alcune abitazioni, abbellite da trompe-l’oeil che raccontano la storia e le tradizioni locali. A pochi chilometri, si può far tappa all’omonimo lago, luogo prediletto dagli appassionati di pesca di acqua dolce e habitat privilegiato di carpe, pesce persico, luccio e scardola.

La Celle è un borgo noto per l’abbazia omonima, finalmente resa accessibile dopo un periodo travagliato di restauri. Durante i lavori sono state rinvenute vestigia di un’importante città romana, abitata tra il II e il VI secolo. Il complesso abbaziale restaurato comprende la Chiesa di Santa Maria, l’hostellerie trasformata in hotel di lusso, gli spazi un tempo abitati dai monaci e la casa dei vini Coteaux Varois en Provence.

Per gli appassionati di kayak e di free climbing meta favorita è la zona tra Châteauvert e Correns, dove si trova Le Vallon Sourn. Questa valle, con falesie dolomitiche, è attraversata dal fiume Argens ed è un ecosistema straordinario, habitat privilegiato per numerose specie di orchidee, felci, piante di agrifoglio e di circaea (comunemente detta erba maga).

A Châteauvert, villaggio composto da poche case sparpagliate qua e là nella natura, è stato creato il Centro d’Arte Contemporanea (che a nostro avviso potrebbe essere valorizzato molto di più, invitando ad esporre non solo artisti già noti, ma anche artisti emergenti).

Terminiamo questa breve descrizione della Provenza Verde con Rians, di cui avevamo già parlato in un vecchio post, famoso per la fête de la courge, organizzata il secondo weekend d’ottobre, e con Tavernes, villaggio conosciuto sia per la qualità dell’olio d’oliva prodotto dalla cooperativa locale, sia per Notre-Dame de Bellevue et de Consolation, piccola cappella a circa 605 metri d’altezza, risalente alla metà del XVII secolo. Chiamata popolarmente Notre-Dame de Bellevue, questo sito religioso fu antico eremo e poi cappella legata all’ordine religioso dei Domenicani. La si raggiunge con una bella passeggiata tra querce, pini, castagni, agrifoglio e timo.

Testo © S.C.T.

La Maison des Artistes en Français

Silvia et AL vous accueillent dans leur Maison des Artistes située à Tavernes – Pays d’Art et d’Histoire – au cœur de la Provence Verte, dans le Var. Le village de Tavernes, entouré de vignes et d’oliviers, sur la route qui mène aux gorges du Verdon, est renommé pour le Moulin à Huile.

Nous vous donnent le Bienvenue dans notre Maison, où vous pouvez relaxez, pratiquer le yoga et la méditation dans le jardin, découvrir les pièces d’art réalisés par AL, lire un bon livre… et naturellement connaître la Provence.

Tavernes est une base idéale pour des tours inoubliables vers les Gorges du Verdon (40 km), vers villes d’art comme Aix–en-Provence (70 km) ou pour aller sur les traces des écrivains comme Jean Giono (Manosque, Valensole, Moustiers-Sainte-Marie), Frederic Mistral (Maillane et Saint-Michel-de-Frigolet), Alexandra David-Néel, la première femme d’origine européenne à entrer à Lhassa au Tibet (Digne les Bains), et peintres comme Paul Cézanne (la montagne Sainte-Victoire) et Vincent Van Gogh (Arles, St. Remy de Provence).

Silvia et AL vous pouvons conseiller des itinéraires selon vos intérêts.

Nous vous proposons la Chambre Klimt dédiée au peintre symboliste autrichien, du mouvement Art nouveau et de la Sécession de Vienne. Nous l’avons dédiée à Klimt puisque nous sommes restés fascinés par la projection Klimt et Vienne. Un siècle d’or et de couleurs réalisée à Carrières de Lumières (Les Baux de Provence) en 2014.

La Chambre Klimt est pour deux personnes ou à usage single.
Bain privé avec douche.
Le petit-déjeuner – avec miel, confiture et biscuits maison, yaourts maison ou bio, lait, thé, café et cacao, du bon pain maison, jus de fruits – peut être servi dans la chambre, ou dans le jardin ou sur la terrasse.


Tarifs : le prix comprend la nuitée et le petit déjeuner

Tarifs séjour de 2 à 6 nuits

chambre pour 2 personnes: 55,00 euro

chambre double à usage single: 45,00 euro


Tarifs séjour 1 nuit unique

chambre pour 2 personnes: 65,00 euro

chambre double à usage single: 55,00 euro


Tarif séjour de 7 nuits :

2 personnes ……. 360,00 euro

1 personne ………..300,00 euro

 


Taxe de séjour = 0,75 € par nuitée et par personne


Réservation :

veuillez nous contacter pour connaitre les disponibilité de la chambre et valider votre réservation

Pour réserver votre séjour vacances à la Maison des Artistes – Tavernes (Var) merci de nous contacter: lamaisondesartistesprovence@gmail.com

 

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