MEDITARE IN PROVENZA

Rimanere immersi nella natura provenzale, sentendo il profumo di lavanda e di timo, mentre si è assorti in meditazione ai piedi di un ulivo. Una sensazione unica, anzi, una moltitudine di sensazioni…che conducono a una profonda pace interiore.

La meditazione porta a questo… stare a contatto con la natura, di cui noi facciamo parte, porta a questo: a una calma che si riverbera dal nostro sé verso gli altri, verso il mondo esterno (anche se non esiste una vera separazione tra interno ed esterno, poiché siamo uniti al Tutto).

Nel corso del 2016 e negli anni precedenti abbiamo vissuto diversi momenti meditativi in Provenza, grazie ai quali abbiamo trovato la giusta calma e la profonda consapevolezza per scrivere un nuovo libro dedicato alla Mindfulness.

La Provenza rimane sempre nel cuore, malgrado la Francia abbia subìto parecchi scossoni a livello sociale e politico a causa di attentati che hanno ucciso civili inermi, indifesi… Capita sempre così, ovunque nel mondo: sono i civili, le persone “comuni”, a subire le follie di uomini che vogliono creare un mondo fondato sulla paura.

Ma tutto questo possiamo cambiarlo. La meditazione aiuta certamente a comprendere che si può uscire dalla sofferenza e che si può allontanare qualsiasi paura.

La Provenza, almeno quella che noi conosciamo, in particolare l’entroterra, tra la Provenza Verde, il Vaucluse e la Camargue, è rimasta un po’ immune dalla burrasca politico-sociale avvenuta dopo il dramma di Nizza. I turisti, soprattutto dal Belgio, dall’Olanda, dalla Germania e dalla Gran Bretagna, non sono mancati nel 2016. Anzi, in alcuni villaggi – anche lontani dal jet set, dalle mode e dal mare come Aups e Tavernes – hanno accolto tanti di viaggiatori desiderosi di un po’ di pace e di un po’ di semplicità.

Parlando con alcuni di loro abbiamo percepito nelle loro parole la profonda necessità di ri-trovare un luogo dove poter sentire serenità, calma, tranquillità, rimanendo “lontani dal mondo ma nel mondo”.

Possiamo dire per esperienza che ci sono luoghi in Provenza dove questo è possibile: è possibile – come dicevamo nel nostro incipit – rimanere a contatto con una natura ancora in parte selvaggia e avvertire un’intensa connessione coi quattro elementi, terra, aria, acqua e fuoco.

Praticare la meditazione o semplicemente rilassarsi compiendo determinate visualizzazioni – anche guidate da un’altra persona – sono momenti altamente benefici non solo per la psiche, ma anche per il corpo e per l’anima.

Siamo convinti che se tutti praticassero una qualche forma di meditazione – ce ne sono diverse, anche se le ricerche scientifiche hanno dimostrato come quella davvero più efficace sia la meditazione buddhista – sentimenti nocivi come la rabbia, l’invidia, l’attaccamento, l’odio lentamente e progressivamente scomparirebbero.

Ritornando all’incipit di questo post… possiamo ribadire che meditare a contatto con la natura di Provenza è rigenerante, ti permette di nutrire maggiore consapevolezza dei tuoi pensieri, del tuo corpo e delle tue emozioni. Sono sensazioni uniche, soggettive, che non si possono – e forse non si devono – esternare troppo…

Concludiamo dicendo solo che se volete meditare in Provenza ai piedi di un ulivo o accanto a filari di lavanda scriveteci… saremo felici di accogliervi chez nous, à la Maison des Artistes, dove poter praticare la meditazione immersi in una natura meravigliosa!

 

Vignobles et Découvertes en Provence

Obtenu en mai 2014, le label Vignobles & Découvertes marque l’engagement d’un réseau de prestataires à offrir un service de qualité à leurs clients : domaines viticoles, hébergements sensible à cet univers, restaurants qui proposent des vins et produits locaux, activités de découverte.

Les cépages

Les principaux cépages pour les rouges et les rosés : grenache, syrah, cinsault, cabernet, carignan, mourvedre, tibouren. Pour les blancs : rolle, sémillon, ugni-blanc, clairette.

La Provence Verte : destination oenotourisme

Tavernes borgo tra ulivi e vitigni

Tavernes – Pays d’Art et d’Histoire è un paesino della comunità della Provence d’Argens en Verdon, circondato da vitigni e oliveti che testimoniamo la vocazione agricola dei suoi abitanti. In particolare, è per la produzione di un ottimo olio d’oliva che il borgo è famoso non solo nel Var. Grazie infatti al lavoro accurato della cooperativa olivicola locale, l’olio qui prodotto ha ottenuto numerosi riconoscimenti sin dal 1976, giungendo alle tante Medaglie conquistate ai vari Concorsi agricoli di Parigi. Premi fondati sia sulla qualità delle olive, sia sul sistema produttivo della Cooperativa, dal 2009 certificata Bio. Il mulino a olio di Tavernes si può visitare tutto l’anno, facendo richiesta all’ufficio del turismo di Brignoles; oppure si può partecipare, la prima domenica di settembre, alla “giornata dell’olio” (in provenzale journado de l’oli) scoprendo i segreti di questo prodotto tanto popolare in tutta la Provenza, così come in tutto il bacino del Mediterraneo. Tavernes merita una visita per immergersi nella tranquillità di un borgo sospeso nel tempo, dove tutto è calmo, in simbiosi col paesaggio circostante.

In particolare, segnaliamo la bella passeggiata che conduce alla piccola Cappella di Notre Dame de Bellevue. Il percorso, di circa 7 km, può partire sia dal mulino a olio, oppure dal parcheggio in prossimità del quartiere les Ferrages, vicino al Centro Polivalente. Il viandante entre in una natura tipicamente provenzale: cipressi, pini d’Aleppo, timo. Man mano che si sale s’incrociano querce, tigli, castagni, rosmarino selvatico e santoreggia.
Si scorgono lungo il cammino anche alcune croci di ferro, testimonianze delle stazioni che ripercorrono il tragitto doloroso di Cristo verso la crocifissione sul Golgota. In passato ve ne erano 14, ma la maggior parte sono state danneggiate per effetto dello scorrere del tempo e delle intemperie.

Circondata da ulivi e arroccata su un promontorio roccioso, a circa 605 metri d’altezza, Notre-Dame de Bellevue et de Consolation (questo il nome completo) risale alla metà del XVII secolo: fu antico eremo e poi cappella legata all’ordine religioso dei Domenicani. Il suo nome “Bellevue” può avere un duplice significato: potrebbe indicare, da un lato, lo splendido panorama che si ammira dal promontorio su cui sorge; dall’altro, potrebbe rivelare le guarigioni, avvenute dopo preghiere e invocazioni, di numerose persone affette da problemi di vista. Questi “casi miracolosi” sono ricordati in un documento dell’800 proveniente dagli archivi dei Padri Domenicani di Saint-Maximin, in cui sono menzionati nel dettaglio le persone che hanno riacquistato la salute dopo aver compiuto il Pellegrinaggio a Notre Dame de Bellevue. Tra questi casi troviamo quelli di Jeanne Isnard ed di Jeanne Ailhaud: entrambe hanno recuperato la vista. Troviamo anche altri casi di guarigioni, come quello di Anne Guérine di Varages, i cui forti dolori alle gambe scomparvero dopo la visita a questa santa cappella. Le varie testimonianze rivelano i sentimenti di profonda devozione verso Notre Dame de Bellevue, la cui ubicazione era conosciuta sin da tempi remoti come zona di eremitaggio, grazie all’isolamento e alla quiete che regala ancora oggi l’ambiente circostante.
All’interno della Cappella si erge un altare molto suggestive nella sua semplicità, costruito nella roccia. AI piedi di questo grande masso si scorgono ex-voto, la maggior parte vecchi, risalenti ai primi decenni del XX secolo. Ai lati dell’altare vi sono due piccole nicchie: in quella posta a destra è custodita la statua della Madonna che vince il male simbolizzato da un serpente; nella nicchia di sinistra si trova un’effige incorniciata raffigurante la Santa Vergine Maria. La santità di questo sito si riverbera anche in una leggenda locale, secondo cui Gesù e Maria (presumibilmente la Maddalena) sarebbero passati proprio in questo luogo: la coppia avrebbe lasciato le proprie impronte su un masso situato ai piedi della cappella, nei pressi dello sperone roccioso da cui si ammira dall’alto Tavernes, la vallata e il massiccio dei Bessillon.

Testo ©S.C.T.

Consigli per alcuni itinerari in Provenza nel mese di luglio

Immense distese di lavanda e di lavandin si ammirano in varie zone provenzali. Luglio è il periodo perfetto per entrare direttamente nei “quadri” paesaggistici tipici di questa regione francese, in cui domina il blu-viola della pianta-simbolo della Provenza. Quest’aromatica ha affascinato sin dall’epoca Romana, sebbene il suo nome attuale “lavanda” risalga al Medioevo: denominazione che deriva dal latino “Lavare”. Gli antichi l’utilizzavano già per profumare i panni e anche per preparare un’acqua efficace per la pulizia del corpo. Lo sviluppo dell’aromaterapia e dell’industria profumiera ha trasformato la lavanda in una pianta richiestissima dai profumieri per estrarne la preziosa essenza e per utilizzarla nella preparazione di fragranze pregiate.

Per ammirare le distese di lavanda in fiore consiglio di visitare Ferrassières, villaggio tra il Vaucluse e le Alpi dell’Alta Provenza situato a quasi 1000 metri d’altitudine sul Plateau d’Albion, nella Drome Provenzale. Ogni luglio Ferrassières celebra quest’aromatica con una festa dove protagonisti sono i fiori blu-viola, alambicchi, boccette profumate, essenze. Nel 2015, la festa compie 20 anni e vedrà come sempre la partecipazione di gruppi folkloristici e di produttori/coltivatori di lavanda. Per chi rimane in zona nel mese di agosto consiglio di far tappa a Sault, villaggio del Luberon, che vanta la denominazione Station Vertes ed è fra i centri più noti per la produzione della Lavanda Vera (lavandula angustifolia). Ogni 15 agosto Sault organizza la festa della lavanda, una ricorrenza che quest’anno compie 30 anni.

Il plateau di Valensole è invece l’habitat prediletto del lavandin, ibrido prodotto dall’incrocio tra Lavanda Vera e Lavanda Spica. Qui si entra nel cuore dell’altopiano più rinomato delle Alpi dell’Alta Provenza, la vallis solis, ovvero la “valle del sole”, che dà il nome all’omonimo villaggio. Valensole è circondata da un esteso pianoro, chiamato “granaio della regione” per le tante colture che vi vengono coltivate: dai cereali alla lavanda, dal mandorlo all’ulivo. In questa zona si ammirano distese dal colore blu-viola intenso. Paesaggi romantici che attirano ogni anno una miriade di turisti provenienti da tutto il mondo, desiderosi di essere immortalati tra i filari di lavanda in fiore.

Un modo diverso per conoscere la lavanda e la sua storia lo offre Salagon. Situato alla periferia della cittadina di Mane, questo museo etno-botanico è costituito da una chiesa un tempo priorato benedettino; vi sono inoltre spazi didattici che raccontano antichi mestieri come quello del fabbro. All’interno di una sezione è organizzata la mostra permanente dedicata alla lavanda: vi sono conservati enormi alambicchi impiegati per la distillazione, oggetti utilizzati per la raccolta come il falcetto, mentre nelle teche vi sono immagini e fotografie che restituiscono al visitatore scene agricole di un tempo. Immagini che raccontano la vita di donne, abili raccoglitrici di questa preziosa pianta aromatica. In un altro spazio vi è il percorso olfattivo in cui riconoscere diverse fragranze aromatiche. Questa esperienza permette di scoprire le differenti profumazioni del lavandin e della lavanda, e le similitudini che possono esservi con l’effluvio della salvia o del timo.

Per gli appassionati di buona Musica, in luglio consiglio invece di far tappa ad Arles per il Festival Les Sud dedicato ai suoni “etnici” del mondo. Les Sud è una rassegna che celebra le voci, le culture e i colori dei popoli del nostro villaggio globale. Oltre alla presenza di artisti di notevole spessore (vi hanno suonato fra gli altri Johnny Clegg, Rokia Traoré, Anoushka Shankar) merita di partecipare al Festival per la location davvero suggestiva in cui si svolgono i concerti, ovvero il Teatro Antico. Questa XX edizione è programmata dal 13 al 19 luglio 2015. Les Sud è anche una buona occasione per visitare in giornata alcuni dei luoghi più suggestivi di Arles, magari andando sulle tracce di Vincent Van Gogh: dagli Alyscamps al maestoso anfiteatro sede di importanti eventi come il Festival Arelate, dalle Terme di Costantino alla Chiesa di Saint-Trophime, passando per la Fondation Vincent Van Gogh.

Infine, altra imperdibile tappa non solo musicale è Antibes/Juan Les Pin dove da anni si svolge lo storico Festival Jazz che ha visto la partecipazione di straordinari artisti quali Sarah Vaughan, Dizzy Gillespie, Stan Getz et Sonny Rollins. Tappa d’obbligo ad Antibes il Museo Picasso.

 

 

 

 

Le Basse Gole del Verdon

Lontano dal traffico, lontano dalle grandi metropoli… c’è un luogo tra il dipartimento del Var e quello delle Alpi dell’Alta Provenza dove, per fortuna, non è ancora arrivato il turismo di massa; dove ci si ritrova catapultati nella natura selvaggia, in quella wilderness che Thoreau avrebbe certamente amato.

Siamo nella zona delle Basse Gole del Verdon. Qui la terra è stata modellata nel corso dei millenni. Le acque hanno scavato e plasmato le rocce calcaree dando vita a un canyon i cui paesaggi più sorprendenti li ammiriamo nell’Alto Verdon. Ma anche le Basse Gole, tra Quinson e il Lac d’Esparron, nascondono scorci mozzafiato.

Si possono sperimentare diverse camminate che seguono il corso del fiume Verdon, tra una vegetazione che, a tratti, nasconde antiche vie percorse sin dal Paleolitico e Neolitico. A tratti si attraversano boschi, in altri si è proprio in riva al Verdon, protetti da corrimano ben saldi. Più si avanza più si trovano scalette in ferro che permettono di andare avanti, e ancora avanti, si cammina sopra alcune passerelle sopraelevate allo scorrere delle acque.

Tra un passo e l’altro si sentono le voci della natura: delle canards che scivolano gioiose sull’acqua; dell’aquila reale che vola ad alta quota lontana dai pericoli terreni; dei rami che danzano al tocco del vento.

Dalla parte opposta al percorso, sopra al Verdon, si ammirano pareti rocciose dai diversi colori che solo un esperto geologo può leggere come fossero un libro a cielo aperto, in cui è racchiusa la genesi di questo territorio. Tra una fascia rocciosa e l’altra si intravedono fessure e grotte, rifugi dell’avifauna locale.

Man mano che si procede, si vedono le tracce del vecchio canale del Verdon, la cui costruzione risale alla fine del XIX secolo, poi chiuso e sostituito dal più grande canal de Provence. Si vedono sulla sinistra (nel senso dell’andata) anche passaggi nella roccia, molto ampi, ma da qualche anno chiusi per due motivi principali: 1- evitare possibili incidenti ai turisti/camminatori; 2- mantenere queste caverne habitat ideale per le numerose specie di chauves-souris (pipistrelli) presenti nel Parco naturale regionale del Verdon.

La camminata non presenta particolari difficoltà, ma comunque è bene fare attenzione in alcuni punti, soprattutto nei tratti più umidi e scivolosi e quando il sentiero si fa stretto e si trasforma nella parte superiore di un vecchio muro parallelo al vecchio canale. È bene non distrarsi e stare vigili in particolare coi bambini. Meglio indossare scarpe da trekking o da montagna e premunirsi di una torcia.

Una camminata di circa tre ore (andata/ritorno e in funzione del tragitto che si sceglie) divertente, rigenerante e a contatto di una natura straordinaria!

Testo © S.C.T.

La Provenza Verde

C’è una zona all’interno della Provenza dove la natura trionfa. I grandi agglomerati urbani, il traffico, lo smog, lo stress… non esistono. Domina piuttosto una straordinaria vegetazione, con foreste, distese di vigneti e di uliveti. E tra un paesaggio e l’altro s’incontrano piccoli borghi.

Siamo nella cosiddetta Provenza Verde, una regione a sé entro i confini della stessa Provenza. Quest’area è molto frequentata da belgi, olandesi e tedeschi, mentre gli italiani sembrano ancora preferire la più modaiola Costa Azzurra o le rinomate mete del Vaucluse, come Roussillon e Gordes.

In effetti, la Provenza Verde non è per tutti…In questo spazio geografico-culturale in cui domina, naturalmente, il verde, sorgono piccoli borghi, in tutto 43. Troviamo villaggi dove vi sono ancora vestigia di fortezze medievali, rinascimentali o templari; altri sono indissolubilmente legati all’elemento acqua, altri ancora avvolti da leggende e da una forte spiritualità.

La storia antica parla tramite vestigia gallo-romaniche. La famosa Via Aureliana – l’odierna N7 – attraversa(va) anche la Provenza Verde. Qui non si installarono soltanto guarnigioni romane, ma pure i cavalieri Templari e, si narra, anche Maria Maddalena, la cui storia o leggenda parte da Les Saintes Marie de la Mer, passa per Saint Maximin la Sainte Baume e arriva sino al Plan d’Aups e al massiccio della Sainte Baume (storie e itinerari che racconto nella mia Guida dedicata alla Provenza).

La Provenza Verde è per chi ama:

scoprire piccole cittadine circondate da ulivi e vigneti;

la semplicità;

viaggiare senza fretta;

camminare o andare in bicicletta nella natura;

ambienti tranquilli, lontani dalla frenesia e dalla mondanità.

Tra i luoghi più suggestivi vi è certamente Plan d’Aups, o meglio, la Foresteria Hostellerie de la Sainte-Baume, sito intriso di una forte spiritualità, gestito da suore e frati Domenicani. Qui i fedeli possono ritirarsi per pregare e seguire le diverse liturgie quotidiane. È un luogo molto suggestivo, una sorta di rifugio religioso, dove regnano pace e quiete. L’Hostellerie si trova tra l’altro ai piedi del massiccio de la Sainte-Baume, da cui prende il nome, una catena montuosa non molto alta, ma splendida, per vegetazione e per storia. Dall’Hostellerie partono due camminamenti che conducono alla famosa grotta di Santa Maria Maddalena. Fu infatti qui, presso la Sainte-Baume, che la Maddalena si rifugiò a pregare per trent’anni.

In Provenza il culto della Maddalena è molto forte e in questa regione si sentono tante storie che ruotano attorno a questa figura misteriosa… Per ora, basti dire che la grotta di Santa Maria Maddalena presso la Sainte-Baume è meta di pellegrinaggio per tantissime persone. In passato, vi giunsero tra gli altri Caterina de’ Medici, Luigi XIV, Santa Caterina da Siena e Charles de Foucauld.

La Provenza Verde è questo e altro ancora…

Molto famoso, soprattutto tra gli inglesi, è Cotignac, villaggio costruito ai piedi di una falesia di tufo, particolarmente suggestivo da vederlo in lontananza, dove sono state rinvenute abitazioni troglodite.

Da vedere in occasione di feste e mercati Carcès, dove si erge un castello medievale. Questo vecchio villaggio è noto in particolare per le facciate di alcune abitazioni, abbellite da trompe-l’oeil che raccontano la storia e le tradizioni locali. A pochi chilometri, si può far tappa all’omonimo lago, luogo prediletto dagli appassionati di pesca di acqua dolce e habitat privilegiato di carpe, pesce persico, luccio e scardola.

La Celle è un borgo noto per l’abbazia omonima, finalmente resa accessibile dopo un periodo travagliato di restauri. Durante i lavori sono state rinvenute vestigia di un’importante città romana, abitata tra il II e il VI secolo. Il complesso abbaziale restaurato comprende la Chiesa di Santa Maria, l’hostellerie trasformata in hotel di lusso, gli spazi un tempo abitati dai monaci e la casa dei vini Coteaux Varois en Provence.

Per gli appassionati di kayak e di free climbing meta favorita è la zona tra Châteauvert e Correns, dove si trova Le Vallon Sourn. Questa valle, con falesie dolomitiche, è attraversata dal fiume Argens ed è un ecosistema straordinario, habitat privilegiato per numerose specie di orchidee, felci, piante di agrifoglio e di circaea (comunemente detta erba maga).

A Châteauvert, villaggio composto da poche case sparpagliate qua e là nella natura, è stato creato il Centro d’Arte Contemporanea (che a nostro avviso potrebbe essere valorizzato molto di più, invitando ad esporre non solo artisti già noti, ma anche artisti emergenti).

Terminiamo questa breve descrizione della Provenza Verde con Rians, di cui avevamo già parlato in un vecchio post, famoso per la fête de la courge, organizzata il secondo weekend d’ottobre, e con Tavernes, villaggio conosciuto sia per la qualità dell’olio d’oliva prodotto dalla cooperativa locale, sia per Notre-Dame de Bellevue et de Consolation, piccola cappella a circa 605 metri d’altezza, risalente alla metà del XVII secolo. Chiamata popolarmente Notre-Dame de Bellevue, questo sito religioso fu antico eremo e poi cappella legata all’ordine religioso dei Domenicani. La si raggiunge con una bella passeggiata tra querce, pini, castagni, agrifoglio e timo.

Testo © S.C.T.

Cattedrale delle immagini – Carrières de Lumières

Nei dintorni di Les Baux sono stati scoperti, nella metà del XIX secolo, importanti giacimenti di una roccia facilmente estraibile, dai colori bianchi, rossi o grigi, dalla quale si produce alluminio. Proprio per questo, il minerale – seppur presente in varie zone del mondo – è stato chiamato, dapprima, “terra d’alluminio di Baux”, poi, bauxite, dal nome appunto della città di Les Baux. L’origine di questo toponimo deriva a sua volta dal provenzale bau che significa “scarpata rocciosa”. L’estrazione e lavorazione della bauxite hanno avuto il picco agli inizi del ’900, per poi interrompersi definitivamente negli anni Novanta del secolo scorso. Di quell’epoca rimangono le cave, una delle quali è stata trasformata in spazio artistico. Alle porte di Les Baux-de-Provence, nel cuore delle Alpilles e dinanzi alla valle dell’Inferno, c’è infatti l’accesso alla Cattedrale delle immagini (Carrières de Lumières), un sito rinnovato nella sua vocazione: da miniera di bauxite è diventato luogo che attira milioni di turisti grazie alle iniziative che vi si organizzano.

 

Le mura della vecchia cava, che raggiungono i 14 metri di altezza, sono stati trasformati in pannelli naturali su cui vengono proiettate immagini multimediali che di anno in anno cambiano soggetto. Il filo conduttore principale di queste proiezioni è l’arte, quella della natura ma soprattutto quella creata dai grandi pittori che, più o meno direttamente, hanno avuto un legame con la terra di Provenza.

Nel 2012, il tema centrale era dedicato a Van Gogh e Gauguin. Le loro opere più importanti sono state proiettate sulle pareti bianche della cava, i cui passaggi erano illuminati solo dai colori dei loro quadri. Una scelta, quella di fondere in un unico spettacolo i loro quadri, basata anche dalla loro comune esperienza, breve, intensa e burrascosa, presso l’atelier di Arles (1888).

 

 

Nel 2013, le pareti della vecchia cava si sono trasformate in un gioco di luci i cui protagonisti erano Monet, Renoir e Chagall, mentre il 2014 era dedicato a Klimt e Vienna. Nel 2015 si dà spazio al Rinascimento italiano, con Michelangelo, Leonardo Da Vinci e Raffaello. Ogni anno Carrières de Lumières offre un progetto multimediale diverso, che ha il pregio di portare l’arte in uno spazio altrimenti dimenticato.

Permanente è invece lo spazio in cui sono proiettati estratti del film Le Testament d’Orphée di Jean Cocteau.

 Testo © S.C.T.

Carrières de Lumières
Route de Maillane, 13520 Les Baux-de-Provence
http://carrieres-lumieres.com/

 

La Maison des Artistes en Français

Silvia et AL vous accueillent dans leur Maison des Artistes située à Tavernes – Pays d’Art et d’Histoire – au cœur de la Provence Verte, dans le Var. Le village de Tavernes, entouré de vignes et d’oliviers, sur la route qui mène aux gorges du Verdon, est renommé pour le Moulin à Huile.

Nous vous donnent le Bienvenue dans notre Maison, où vous pouvez relaxez, pratiquer le yoga et la méditation dans le jardin, découvrir les pièces d’art réalisés par AL, lire un bon livre… et naturellement connaître la Provence.

Tavernes est une base idéale pour des tours inoubliables vers les Gorges du Verdon (40 km), vers villes d’art comme Aix–en-Provence (70 km) ou pour aller sur les traces des écrivains comme Jean Giono (Manosque, Valensole, Moustiers-Sainte-Marie), Frederic Mistral (Maillane et Saint-Michel-de-Frigolet), Alexandra David-Néel, la première femme d’origine européenne à entrer à Lhassa au Tibet (Digne les Bains), et peintres comme Paul Cézanne (la montagne Sainte-Victoire) et Vincent Van Gogh (Arles, St. Remy de Provence).

Silvia et AL vous pouvons conseiller des itinéraires selon vos intérêts.

Nous vous proposons la Chambre Klimt dédiée au peintre symboliste autrichien, du mouvement Art nouveau et de la Sécession de Vienne. Nous l’avons dédiée à Klimt puisque nous sommes restés fascinés par la projection Klimt et Vienne. Un siècle d’or et de couleurs réalisée à Carrières de Lumières (Les Baux de Provence) en 2014.

La Chambre Klimt est pour deux personnes ou à usage single.
Bain privé avec douche.
Le petit-déjeuner – avec miel, confiture et biscuits maison, yaourts maison ou bio, lait, thé, café et cacao, du bon pain maison, jus de fruits – peut être servi dans la chambre, ou dans le jardin ou sur la terrasse.


Tarifs : le prix comprend la nuitée et le petit déjeuner

Tarifs séjour de 2 à 6 nuits

chambre pour 2 personnes: 55,00 euro

chambre double à usage single: 45,00 euro


Tarifs séjour 1 nuit unique

chambre pour 2 personnes: 65,00 euro

chambre double à usage single: 55,00 euro


Tarif séjour de 7 nuits :

2 personnes ……. 360,00 euro

1 personne ………..300,00 euro

 


Taxe de séjour = 0,75 € par nuitée et par personne


Réservation :

veuillez nous contacter pour connaitre les disponibilité de la chambre et valider votre réservation

Pour réserver votre séjour vacances à la Maison des Artistes – Tavernes (Var) merci de nous contacter: lamaisondesartistesprovence@gmail.com

 

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